In un bar, sotto il mare - prima parte
giovedì, gennaio 19, 2006Questa è la storia di come ho scoperto l’esistenza di un luogo impossibile.
Questa è la storia di un luogo inventato, da più persone, in momenti diversi, in paesi diversi, e di come questa “fantasia pluralista” abbia reso questo luogo non solo plausibile, ma reale.
Tutto ha inizio nella mia cucina, o meglio in un quadro che, da quando mi ricordo, è appeso nella mia cucina, e che rappresenta a sua volta una cucina.
Poi in questa cucina, quella del quadro, è appeso un altro quadro, che forse rappresenta un’altra cucina, ma questa è un’altra storia...
Torniamo al mio quadro e alla sua cucina, dominata da una grande stufa, di quelle che servivano a scaldare come a preparare la cena. Una cucina di una volta, la stanza in cui si svolgeva tutta la vita familiare, soprattutto d’inverno, perché era l’unica riscaldata.
E quindi era normale che fosse addobbata per il Natale, con un presepe, un albero (non un abete, ma un arbusto, più che altro un ramo con qualche pallina colorata, una sorta di “ramo di natale”), e le calze appese alla stufa, in attesa di essere riempite da dolci e qualche giocattolo, se va bene.
Già, Natale, perchè il quadro è intitolato semplicemente “notte di Natale, 1924”.
Sarebbe quasi da definire una natura morta, visto che non ci sono personaggi animati, probabilmente sono tutti a letto o forse a messa, ad esclusione di un gatto arrotolato in un sonno che si intuisce estremamente godurioso, per cui forse è meglio parlare di “natura addormentata”, anche perchè tutto è sospeso, cristallizzato nell’attesa di quello che è il mattino più bello dell’anno.
Ma non è proprio così.
Non per me, almeno. Nel senso che il protagonista della “mia” storia non è andato a messa, e nemmeno a dormire.
Il protagonista della “mia” storia ha deciso di partire.
La notte di Natale del 1924.
E non tornare più.
continua...
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