Il tè delle cinque
Recentemente, cercando di spiegare ad un amico il mio stato d’animo, ho usato l’immagine della palude. Nel senso, cioè, che mi sento impantanato in una quantità di sensazioni viscide e pesanti, e per quanti sforzi faccia (pochi, per la verità) per tirarmene fuori, alla fine non riesco a spostarmi di un metro.
Il mio amico, che è più erudito di me e possiede uno spirito assai più poetico, mi ha invece suggerito il tè delle cinque del Cappellaio Matto.
Si parla di Alice nel Paese delle Meraviglie, al capitolo sette, quando Alice incontra il Cappellaio Matto mentre sorseggia il tè in compagnia della lepre di Marzo e di un ghiro.
Il Cappellaio, un giorno, aveva cercato di ammazzare il tempo, e questi, permaloso come solo lui sa essere, aveva deciso di fermarsi alle cinque, l’ora del tè.
Per questo ora il Cappellaio e i suoi amici non possono far altro che prendere il tè, e non hanno nemmeno il tempo di sciacquare le tazze in quanto, appunto, sono sempre le cinque. Quando vogliono un’altra tazza, scalano di un posto sulla tavola, e bevono nella tazza del vicino.
Ma in realtà, come scopre Alice con un certo disgusto, non è poi così vero che il tempo non passa: perchè i tre si spostano, ma le loro tazze si sporcano e restano sempre sporche.
Lascio alla libera interpretazione le implicazioni filosofiche, di cui questo libro è pieno, ma devo dire che l’immagine è potente, e mi ha scosso nel profondo, perchè mi sento così: imprigionato e costretto a fare sempre la stessa cosa, come se non ci fosse altra possibilità, e non mi accorgo del tempo che passa, delle tazze sempre più sporche nelle quali mi ritrovo a bere il mio tè.
Il mio amico, che è più erudito di me e possiede uno spirito assai più poetico, mi ha invece suggerito il tè delle cinque del Cappellaio Matto.
Si parla di Alice nel Paese delle Meraviglie, al capitolo sette, quando Alice incontra il Cappellaio Matto mentre sorseggia il tè in compagnia della lepre di Marzo e di un ghiro.
Il Cappellaio, un giorno, aveva cercato di ammazzare il tempo, e questi, permaloso come solo lui sa essere, aveva deciso di fermarsi alle cinque, l’ora del tè.
Per questo ora il Cappellaio e i suoi amici non possono far altro che prendere il tè, e non hanno nemmeno il tempo di sciacquare le tazze in quanto, appunto, sono sempre le cinque. Quando vogliono un’altra tazza, scalano di un posto sulla tavola, e bevono nella tazza del vicino.
Ma in realtà, come scopre Alice con un certo disgusto, non è poi così vero che il tempo non passa: perchè i tre si spostano, ma le loro tazze si sporcano e restano sempre sporche.
Lascio alla libera interpretazione le implicazioni filosofiche, di cui questo libro è pieno, ma devo dire che l’immagine è potente, e mi ha scosso nel profondo, perchè mi sento così: imprigionato e costretto a fare sempre la stessa cosa, come se non ci fosse altra possibilità, e non mi accorgo del tempo che passa, delle tazze sempre più sporche nelle quali mi ritrovo a bere il mio tè.

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