C'è poco da ridere, Mona Lisa
Ogni tanto guardo la tv.
Sempre meno, e con sempre minore curiosità.
Qui ho trovato un vecchio televisore, a colori ma senza telecomando, per cui niente zapping.
Ogni tanto l’immagine traballa, ogni tanto lo schermo è attraversato da una linea bianca, ogni tanto non piglia proprio niente.
Comunque, ieri sera ho guardato, a spizzichi e bocconi, Mona Lisa Smile, ovvero: “Prendo l’Attimo Fuggente, ribalto tutta la situazione al femminile, ci metto qualche promettente attrice giovane, una superstar, ed ecco fatto il nuovo film culto delle ragazzine romantiche”.
Qualcosa è evidentemente andato storto:
Primo: la storia, i personaggi, lo sviluppo, il senso stesso del film sono davvero troppo simili a quelli dell’Attimo Fuggente, il che lo rende quasi un remake, ma infinitamente più retorico, del quale non si intuisce la necessità.
Secondo: il finale è moscio, tirato via. Il film cresce bene, si sviluppa in modo intrigante, e poi si spegne di colpo, proprio quando sarebbe stato giusto affondare la mano, scavare in profondità, far mettere a nudo il dramma.
Il terzo punto nace dalla considerazione che i grandi registi, oggi, sono pochi, ed è così riassumibile: Peter Weir è un grande regista. Mike Newell no.
Tutto questo a meno che durante il gol di Perrotta e successivi tre minuti di Bruges - Roma non mi sia perso la sconvolgente scena madre, ma dubito.
Peccato perchè c’erano i presupposti per un film discreto, a partire da alcuni interessanti spunti di critica sociale, dall’eleganza formale di Newell per finire con un cast azzeccato, tante brave attrici non troppo famose, per non dare fastidio alla diva più pagata del cinema, Julia Roberts, che a me continua a sembrare la “rana dalla bocca larga”.
Non voglio fare il saccente o lo sborone, perché non sono un esperto e vado a sensazioni, ma qui son da solo e se mi viene voglia di parlare, di dire qualcosa, parlo e la dico.
Insomma, voglio dire che ci sono rimasto male. Che diamine, una volta che un film riesce a distogliermi da una partita di coppa Uefa, che riesce quasi ad appassionarmi, poi si sgonfia in quel modo loffio.
E non si fa così, dai!
Che poi, a me, Newell sta pure simpatico, “Quattro matrimoni e un funerale” è un film che adoro, “Ballando con uno sconosciuto” pure e “Donnie Brasco” una pellicola solidissima (ma soprattuuto grazie a Pacino e Depp), solo che questo non è proprio il suo genere, non è la sua tazza di tè. (anche se mi sa che sono il solo a pensarla così, perché gli hanno affidato anche un Harry Potter)
Per cui Mike, una preghiera: torna a Londra e comincia a girare “Quattro matrimoni e un funerale 2”, in cui Hugh Grant si accorge che la McDowell non è altro che una troia, quindi per tutto il film tenta di ucciderla goffamente, con repertorio di facce buffe e aria da pesce lesso che gli vengono tanto bene, e infine la affoga nella vasca e si sposa con la sua amica, quella da sempre innamorata di lui, che poi è pure ricca…
Ah, dimenticavo, due cose belle le ho viste: Tori Amos in veste di cantante da matrimonio, e un Pollock gigantesco, grumoso, bellissimo.
-lavender-mist.jpg)
Sempre meno, e con sempre minore curiosità.
Qui ho trovato un vecchio televisore, a colori ma senza telecomando, per cui niente zapping.
Ogni tanto l’immagine traballa, ogni tanto lo schermo è attraversato da una linea bianca, ogni tanto non piglia proprio niente.
Comunque, ieri sera ho guardato, a spizzichi e bocconi, Mona Lisa Smile, ovvero: “Prendo l’Attimo Fuggente, ribalto tutta la situazione al femminile, ci metto qualche promettente attrice giovane, una superstar, ed ecco fatto il nuovo film culto delle ragazzine romantiche”.
Qualcosa è evidentemente andato storto:
Primo: la storia, i personaggi, lo sviluppo, il senso stesso del film sono davvero troppo simili a quelli dell’Attimo Fuggente, il che lo rende quasi un remake, ma infinitamente più retorico, del quale non si intuisce la necessità.
Secondo: il finale è moscio, tirato via. Il film cresce bene, si sviluppa in modo intrigante, e poi si spegne di colpo, proprio quando sarebbe stato giusto affondare la mano, scavare in profondità, far mettere a nudo il dramma.
Il terzo punto nace dalla considerazione che i grandi registi, oggi, sono pochi, ed è così riassumibile: Peter Weir è un grande regista. Mike Newell no.
Tutto questo a meno che durante il gol di Perrotta e successivi tre minuti di Bruges - Roma non mi sia perso la sconvolgente scena madre, ma dubito.
Peccato perchè c’erano i presupposti per un film discreto, a partire da alcuni interessanti spunti di critica sociale, dall’eleganza formale di Newell per finire con un cast azzeccato, tante brave attrici non troppo famose, per non dare fastidio alla diva più pagata del cinema, Julia Roberts, che a me continua a sembrare la “rana dalla bocca larga”.
Non voglio fare il saccente o lo sborone, perché non sono un esperto e vado a sensazioni, ma qui son da solo e se mi viene voglia di parlare, di dire qualcosa, parlo e la dico.
Insomma, voglio dire che ci sono rimasto male. Che diamine, una volta che un film riesce a distogliermi da una partita di coppa Uefa, che riesce quasi ad appassionarmi, poi si sgonfia in quel modo loffio.
E non si fa così, dai!
Che poi, a me, Newell sta pure simpatico, “Quattro matrimoni e un funerale” è un film che adoro, “Ballando con uno sconosciuto” pure e “Donnie Brasco” una pellicola solidissima (ma soprattuuto grazie a Pacino e Depp), solo che questo non è proprio il suo genere, non è la sua tazza di tè. (anche se mi sa che sono il solo a pensarla così, perché gli hanno affidato anche un Harry Potter)
Per cui Mike, una preghiera: torna a Londra e comincia a girare “Quattro matrimoni e un funerale 2”, in cui Hugh Grant si accorge che la McDowell non è altro che una troia, quindi per tutto il film tenta di ucciderla goffamente, con repertorio di facce buffe e aria da pesce lesso che gli vengono tanto bene, e infine la affoga nella vasca e si sposa con la sua amica, quella da sempre innamorata di lui, che poi è pure ricca…
Ah, dimenticavo, due cose belle le ho viste: Tori Amos in veste di cantante da matrimonio, e un Pollock gigantesco, grumoso, bellissimo.
-lavender-mist.jpg)
Etichette: pop kills your soul

» Posta un commento