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L'isola di niente...

L'isola di niente è quella che hai trovato per caso, un giorno in cui non avevi nulla da fare. E' quel posto che ti fa sentire bene perchè lo senti solo tuo, in cui non c'è niente da vedere ma da cui tu puoi vedere tutto.
 

La prima sigaretta

Dei vari segni di umanità pregressa presenti qui sull’isola, due quelli che mi sono stati maggiormente utili, fin’ora.
Intendo al di là della loro mera utilità pratica, quindi non gli attrezzi, non il generatore di corrente né altri residui dell’umana civilizzazione post-industriale.
Parlo di una croce di legno e di un pacchetto di sigarette iniziato.

La croce è alta circa un metro e mezzo, due grossi rami robusti di cedro, incrociati e legati da una corda. Ben piantata a terra, sulla scogliera, quasi a strapiombo sul mare.
E’ questo il punto più alto dell’isola, a parte il faro. Per raggiungerlo un sentiero bruciato che sale dritto, senza curve, e ti invita ad andare. Piantare il primo piede sull’erba del piano e vedere la croce sono un tutt’uno. Lei è lì, sfrontata, persino irritante per come si staglia contro l’orizzonte. Orizzonte diviso, in quattro parti. Orizzonte cartesiano, direbbe quel tuo amico. Pensi come lui, ti dici, e non è un buon segno.
Del perché sia lì, la croce, hai smesso di chiedertelo da un pezzo, così come del perché il vento, quassù, non si sente quasi.
Da due giorni non piove, ma tutto ti dice che è un errore: schiaffi di mare grigio, su scogli neri, sotto un cielo bianco. Non fosse per l’erba, saresti in un vecchio film di Bergman.



E’ capitato, un martedì pomeriggio. Camminando animato da un’agitazione non decifrata, presto ho capito quale sarebbe stata la mia meta. E’ capitato, che lì, seduto di fronte a una croce stortignaccola, incappassi in un momento di assoluto e inaspettato benessere.

Sdraiato, senti l’umido sul collo, le labbra bruciano meno del solito. Pensi come sempre a quale canzone vorresti ascoltare. Associazione di idee, non ragionamento. The Smiths, hand in glove. Poteva andarti peggio.
Alzi la testa, i gomiti puntati nell’erba soffice, davvero qui non c’è vento, eppure le nuvole corrono veloci. Il cielo è tutto una nuvola, a più strati. Lo osservi scivolare via e senti che stai perdendo l’equilibrio. Anche da seduto.
Se hai fatto bene i conti, oggi è martedì. Giorno del cazzo. Strano giorno, pensi, per venire in chiesa.


Non sto parlando di un’esperienza mistica, o di verità assolute. Solo di una sensazione, come di acqua versata in un vaso vuoto. Mi sono sentito riempire, penetrare in tutte le fessure, scacciare via la polvere, e stare bene. Non voglio essere frainteso, sto dicendo che è la stessa sensazione che alcuni potrebbero provare in una serata al Pub, con gli amici, o in un pomeriggio allo stadio, tanto per fare qualche esempio. A me è capitato qui, sull’isola, di fronte a una croce, un martedì pomeriggio.

Non ti ricordi di averlo preso, ma stringi tra le mani il pacchetto blu. Osservi lo stemma, quell’elmo alato che ti ha sempre fatto pensare ad Asterix. Ricordi tuo padre che diceva che quelle erano le più forti di tutte. Catrame puro. Pensi a quando ti sei sentito così, l’ultima volta. C’era il sole, e correvi dietro a un aquilone rosso. Ma adesso non sai più se è successo veramente. Nel pacchetto anche un accendino, rosso scuro, di plastica.
Hai tutto chiaro in testa il tuo libro. Per la prima volta ne senti la compiutezza. Sai perché sei qui. Quella canzone la senti davvero, ora, e per la puttana chissenefrega se parla di amori gay. E’ bellissima. E’ tua. Stringi tra le labbra la prima sigaretta da anni. Labile ponte con l’infinito. Per la prima volta no vorresti essere che te. La fiamma, la carta che brucia, il respiro profondo. Catrame puro. Tuo padre che sorride. Tua madre alza gli occhi ed è felice. Ti manca qualcosa, ma non hai fretta di aspettare. Sai che l’aquilone tornerà.
Ne mancano dieci.


Io non fumo, e non credo alle coincidenze.
Cioè non credo che esistano coincidenze, ma che tutto abbia sempre un senso, magari il più delle volte non ci capisci un cazzo, ma prima o poi la trama la vedi, eccome se la vedi.
Per cui undici sigarette su un’isola deserta, non sono per caso. Sono per raccontare una storia, scandire il tempo come i rintocchi di un orologio a pendolo.
E sia. Una per ogni momento speciale. Con il rischio di sovrastimare l’importanza degli avvenimenti, di bruciarle tutte subito e rimanere senza quando sarà “davvero” importante, ma ho fiducia.


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