cristo civile
Spesso il bigottismo (o bigotteria, come si dirà?) è bifronte.
Una moneta con due facce inconciliabili, l’una per sempre impossibilitata a vedere l’altra, due lati della stessa ottusità cui è precluso il confronto.
E quello laico non è meno dannoso di quello religioso, figli entrambi di un integralismo che per sua natura rende l’uomo poco avvezzo a girare la faccia verso l’altro.
A questo pensavo l’altro giorno, seduto di nuovo di fronte alla croce, raggiunto dall’odore della pioggia, sotto un cielo che sembra aver smarrito i suoi colori.
A questo pensavo e ad un caro amico, che mi ha mostrato come a volte, le alternative che ci si presentano non siano sufficienti, e mi ha insegnato che si può, anzi si deve, cercare una propria via, che sempre sarà scomoda, mai gloriosa, ma forse, infine, dolce come un intimo miele che sostenta nei momenti peggiori. Per questo, per quel suo ricordo, le mie parole si mescolano alle sue, ai suoi pensieri, le sue idee.
Io non so se sono credente.
Non lo so più.
Ma quella croce per me è importante. Questo lo so, e quassù me ne sto lentamente riappropriando, non come di uno scudo, né tantomeno come di una spada, o una bandiera. Più come di una ferita mai rimarginatasi e che ora pulsa, da fastidio, reclama attenzione.
Si discuteva e tutt’ora si discute se sia o meno giusto che il crocifisso rimanga appeso nelle aule scolastiche. Hanno deciso di lasciarlo, perché quel simbolo è portatore di valori civili.
Un Cristo civile.
Una moneta con due facce inconciliabili, l’una per sempre impossibilitata a vedere l’altra, due lati della stessa ottusità cui è precluso il confronto.
E quello laico non è meno dannoso di quello religioso, figli entrambi di un integralismo che per sua natura rende l’uomo poco avvezzo a girare la faccia verso l’altro.
A questo pensavo l’altro giorno, seduto di nuovo di fronte alla croce, raggiunto dall’odore della pioggia, sotto un cielo che sembra aver smarrito i suoi colori.
A questo pensavo e ad un caro amico, che mi ha mostrato come a volte, le alternative che ci si presentano non siano sufficienti, e mi ha insegnato che si può, anzi si deve, cercare una propria via, che sempre sarà scomoda, mai gloriosa, ma forse, infine, dolce come un intimo miele che sostenta nei momenti peggiori. Per questo, per quel suo ricordo, le mie parole si mescolano alle sue, ai suoi pensieri, le sue idee.
Io non so se sono credente.
Non lo so più.
Ma quella croce per me è importante. Questo lo so, e quassù me ne sto lentamente riappropriando, non come di uno scudo, né tantomeno come di una spada, o una bandiera. Più come di una ferita mai rimarginatasi e che ora pulsa, da fastidio, reclama attenzione.
Si discuteva e tutt’ora si discute se sia o meno giusto che il crocifisso rimanga appeso nelle aule scolastiche. Hanno deciso di lasciarlo, perché quel simbolo è portatore di valori civili.
Un Cristo civile.
A molti bigotti del laicismo, questa decisione non andrà giù. A me, tutto sommato, devo dire che non dispiace, e poi, sposo la visione del Peppone (che era comunista, comunistissimo) di Guareschi, secondo cui “Che male c’è ad onorare un proletario figlio di un falegname, che predicava la giustizia sociale ed è stato fatto fuori dai preti?”.
Si confonde troppo spesso la Croce con chi la usa, a mo’ di clava, di foglia di fico, di totem.
Ma usandola, in qualsiasi maniera, già se ne nega il senso profondo. Perché Cristo era libero, la coscienza che abbiamo smarrito, era l’Uomo che ci spaventa essere. Era un ribelle non violento, però duro, senza compromessi. Era il rifiuto di farsi manovrare. Era la negazione, spietata, dell’inciucio, dell’ambiguità, la ragion politica, la modernità. Era la via più stretta, l’opposto dell’egoismo, e noi uomini laici ne proviamo orrore, non vogliamo imitarlo.
Figlio o meno di Dio, quell’uomo ha cambiato il corso della storia e non c’è modo di contestare questo fatto.
Non è vero che “non possiamo non dirci cristiani”, questo no, ma è anche vero che Cristo è parte non evitabile della nostra sensibilità, anche laica.
Oggi più che mai, dal legno cui è fissato, quel contestatore massacrato continua a frantumare coscienze e perbenismi. Dei preti, anzitutto, che in suo nome spesso razzolano male. Dei ricchi, per antonomasia. Di chi, come i giornalisti, ha rinnegato il dovere di testimoniare.
Disturba, non foss’altro, ecco perché ci serve. Ed è giusto lasciarlo disturbare, anche da un muro di scuola, dove ci sono i giovani, dalla coscienza vergine.
Lui senza compromessi, contro tutte le mafie. Così scomodo e così facile da cogliere, credenti o agnostici che siamo.
Se Cristo dà fastidio, peggio per chi lo teme, siano farisei laici, atei o confessionali.
Ben venga un Cristo civile, se ancora in grado di essere “scandaloso”, di ferire, disturbare.
Si confonde troppo spesso la Croce con chi la usa, a mo’ di clava, di foglia di fico, di totem.
Ma usandola, in qualsiasi maniera, già se ne nega il senso profondo. Perché Cristo era libero, la coscienza che abbiamo smarrito, era l’Uomo che ci spaventa essere. Era un ribelle non violento, però duro, senza compromessi. Era il rifiuto di farsi manovrare. Era la negazione, spietata, dell’inciucio, dell’ambiguità, la ragion politica, la modernità. Era la via più stretta, l’opposto dell’egoismo, e noi uomini laici ne proviamo orrore, non vogliamo imitarlo.
Figlio o meno di Dio, quell’uomo ha cambiato il corso della storia e non c’è modo di contestare questo fatto.
Non è vero che “non possiamo non dirci cristiani”, questo no, ma è anche vero che Cristo è parte non evitabile della nostra sensibilità, anche laica.
Oggi più che mai, dal legno cui è fissato, quel contestatore massacrato continua a frantumare coscienze e perbenismi. Dei preti, anzitutto, che in suo nome spesso razzolano male. Dei ricchi, per antonomasia. Di chi, come i giornalisti, ha rinnegato il dovere di testimoniare.
Disturba, non foss’altro, ecco perché ci serve. Ed è giusto lasciarlo disturbare, anche da un muro di scuola, dove ci sono i giovani, dalla coscienza vergine.
Lui senza compromessi, contro tutte le mafie. Così scomodo e così facile da cogliere, credenti o agnostici che siamo.
Se Cristo dà fastidio, peggio per chi lo teme, siano farisei laici, atei o confessionali.
Ben venga un Cristo civile, se ancora in grado di essere “scandaloso”, di ferire, disturbare.
Oggi il cielo è così bianco, sembra un’immensa pagina vuota.

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