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L'isola di niente...

L'isola di niente è quella che hai trovato per caso, un giorno in cui non avevi nulla da fare. E' quel posto che ti fa sentire bene perchè lo senti solo tuo, in cui non c'è niente da vedere ma da cui tu puoi vedere tutto.
 

Perline, ovvero: ogni uomo è una collana - 1

Ho deciso di tentare un esperimento:
Una frase. Ispirata da un fatto, una sensazione, un colore, una canzone, un film, il mal di testa, la nutella, qualsiasi cosa.
E poi, la volta dopo, partire dall’autore di quella frase per arrivare ad un’altra, diversa, parlando a ruota libera, senza piani né programmi, senza confini, andare avanti per assonanze, associazioni d’idee.
Niente regole, se non quella di partire ogni volta dall’autore della frase precedente.
Perché ogni uomo, alla fine, è una collana, costruita di perline, anelli, pietre preziose, conchiglie, denti di tigre, piume o ciondoli. E questo è un modo come un altro per tentare di tracciare una mappa delle proprie idee, influenze, suggestioni, di contare tutte le nostre perline, e magari scoprire dove e perché le abbiamo scelte per la nostra collana.
Tutto troppo arbitrario? E’ ovvio, del resto questa è la mia isola, qui sono il despota di me stesso e quindi le regole le faccio io.

Da qualche parte bisogna pur partire, per cui:

Tempo addietro, i tg hanno strillato di una scandalosa sentenza che in qualche modo avrebbe sminuito la gravità del reato di stupro, nei casi in cui la vittima fosse una donna non più vergine. Già a leggerla così, la cosa appare per una solenne minchiata. E infatti.
Per curiosità sono andato a leggermi la sentenza, e le mie impressioni sono state poi avallate dal parere di un avvocato, che ha confermato quanto avevo desunto da una prima lettura, e cioè che la sentenza in questione fosse tutt’altro che aberrante, semplicemente perché non dice quello che era stato urlato con sdegno dal manipolo di sedicenti giornalisti.
Allo stesso modo i tg nazionali hanno contribuito all’isteria collettiva provocata dall’influenza aviaria, con servizi che erano puro condensato allarmistico.
Questi a mio avviso sono solo alcuni sintomi della gravissima situazione in cui versa l’informazione italiana, soprattutto quella televisiva. I programmi di informazione non dovrebbero appunto informare il cittadino, aiutarlo a comprendere, fornire la giusta chiave di lettura, mettere a conoscenza dei rischi, quando questi sono reali, e viceversa rassicurare se questi rischi sono ragionevolmente inesistenti (magari avendo l’opportunità di dire, una volta tanto, che l’Italia è all’avanguardia, è sicura) ?
Il punto è sempre quello, e cioè che viviamo in tempi di informazione distorta a piacimento, senza controllo, senza professionalità, moralità, regole minime.
Oggi le notizie sono più effimere delle farfalle: vivono un giorno, e poi nulla più. Se sono false, o sbagliate, poco importa, questo è il tempo della smentita come rimedio a tutto, dell’alzata di spalle irrispettosa e irridente, dell’impunità sfacciata, ghignante.
Uno può andare in video, dire qualsiasi mostruosità e poi, il giorno dopo affermare di non aver mai detto quelle parole, di essere stato travisato, frainteso, manipolato.
Lo stesso accade in rete, dove si trova di tutto, ma chi controlla le fonti? Il mondo è pieno di blog come questi dove ognuno dice la sua e spesso dice cazzate. Basterebbe che ci si mettesse d’accordo, tra blogger, per spostare l’informazione o quantomeno la percezione dell’informazione. Basterebbe decidere di screditare, chessò un nome a caso, Fabio Fazio, e si potrebbe facilmente, e velocemente, accostare il suo nome a dichiarazioni false, o costruite ad hoc con un taglia e incolla di dichiarazioni reali, persino a siti pedofili (è già stato fatto con altre persone, non mi invento nulla), il tutto legittimato solo e soltanto dalla “grande rete”.
Poco importa se ci sono giornali che analizzano, argomentano, riportano con dovizia e rigore, perché oggi non li legge più nessuno.
E’ rabbrividente. E fa pensare.

“Questo non è il Vietnam, ci sono delle regole, qui!”

Walter Sobchak


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