<body><script type="text/javascript"> function setAttributeOnload(object, attribute, val) { if(window.addEventListener) { window.addEventListener('load', function(){ object[attribute] = val; }, false); } else { window.attachEvent('onload', function(){ object[attribute] = val; }); } } </script> <div id="navbar-iframe-container"></div> <script type="text/javascript" src="https://apis.google.com/js/platform.js"></script> <script type="text/javascript"> gapi.load("gapi.iframes:gapi.iframes.style.bubble", function() { if (gapi.iframes && gapi.iframes.getContext) { gapi.iframes.getContext().openChild({ url: 'https://www.blogger.com/navbar/16401382?origin\x3dhttp://isoladiniente.blogspot.com', where: document.getElementById("navbar-iframe-container"), id: "navbar-iframe" }); } }); </script>

L'isola di niente...

L'isola di niente è quella che hai trovato per caso, un giorno in cui non avevi nulla da fare. E' quel posto che ti fa sentire bene perchè lo senti solo tuo, in cui non c'è niente da vedere ma da cui tu puoi vedere tutto.
 

The side I'll never Show

mercoledì, agosto 08, 2007

C’ è bisogno che spieghi chi sono I Dream Syndicate?
Forse.
Ho voglia di spiegarlo?
Di sicuro no.
Pero’ oggi mi regalano le parole che non trovo, e le chitarre, e la rabbia giusta.
Ieri c’era il sole e un cielo magnifico. Cosi’, almeno, guardano fuori da me stesso potevo pensare di essere io quello sbagliato.
Oggi solo nubi, fuori e dentro. E nessun dubbio.
Per cui
“ogni nube ha un vestito d’argento
Ogni brutto momento ha una risposta, lo so
Ma nel mio cuore non ci sono luci scintillanti
Solo vuoto e un alone pallido
Sta piovendo
sul lato che non mostrero’ mai”





Doctor, can't you see that I'm trying
the explanation just hasn't been found
doctor, no one knows when I'm frying
I slam the door when the feeling comes round and
every cloud has a silver lining
every down has an answer I know
but in my heart there's no light shining
just emptyness and faded glow
raining down on the side I'll never show

Doctor, it's the hardest season
I said wait for the down and let go
doctor, without the slightest reason
I've become a man that I don't want to know and
every cloud has a silver lining
every down has an answer I know
but in my heart there's no light shining
just emptyness and faded glow
raining down on the side I'll never show

yeah every cloud has a silver lining
every down has an answer I know
but in my heart there's no light shining
just emptyness and faded glow
raining down on the side I'll never show

Doctor, I believe that I heard calling down from beyond the flood
doctor, in my heart there was murder
there wasn't no body and there wasn't no glood and
every cloud has a silver lining
every down has an answer I know
but in my heart there's no light shining
that's a side I'll never show
that's a side that I never, never, never, never show

Etichette: ,

Piatti rotti

martedì, febbraio 28, 2006

L’altro giorno me ne stavo lì seduto su uno scoglio, imbacuccato in una coperta, ascoltando Fabrizio De Andrè e pensando a i piatti rotti.

Nella vita reale marito e moglie si lasciano (incompatibilità? Un'altra donna? Un altro uomo? Un cavallo? Noia? Come un vuoto di senso? Tutto può essere...). Scazzi, insulti, piatti rotti, carte bollate, soldi e finisce lì, tra una domenica con la bambina e un assegno in ritardo.
Se sei la moglie di un cantautore (o il marito di una cantautrice), invece, allora c’è la possibilità che tu non abbia scampo, e le cose potrebbero mettersi molto male, per te.
Perché lui, il tempo di metabolizzare, diciamo sei mesi, e ci fa una canzone. E non ha peli sulla lingua perché, tanto, non ha niente da perdere. Ora che la incide, ora che viene pubblicata, ora che diventa famosa passano, diciamo, due anni dalla separazione. Due anni sono un periodo ragionevole perché tu, nel frattempo possa ricominciare una vita tua, nuova, magari accanto a qualcun altro, ed ecco che all’improvviso esce quella canzone e tutti, amici, parenti, conoscenti, pure qualche passante, sanno benissimo che quella (o quello) sei tu. Una cosa intima e personalissima adesso fa bella mostra di sé tra i versi spietati di lui, e sai benissimo che tutti i suoi fan sono dalla sua parte, lo capiscono; cazzo, cantano ai concerti la fine del vostro amore, migliaia di persone che ti danno gratuitamente della puttana!
Poi lui, che è artista e piace ai giovani, si mette con una che ha un paio d'anni in meno di vostra figlia e ne canta le doti erotiche...
Insomma non è facile essere “ex” di qualche cantautore, soprattutto se questi è uno davvero bravo (come cantautore, almeno).

A questo pensavo, l’altro giorno, mentre ascoltavo questa canzone di De Andrè. A questo e a quello che deve aver provato la sua ex moglie Puny.

Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta

non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre"
nell'ipocrisia dei "mai"

non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pensarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,

digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani
dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l'amore
alle carenze dell'amore
era facile ormai

non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.

Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,

ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi

sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.

Ma senza che gli altri non ne sappiano niente
dimmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l'amore per amore
o per avercelo garantito,

andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro senza
chiederti come mai,

continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.


Etichette: , ,

Happy Sad - Tim Buckley

martedì, febbraio 07, 2006


Prolegomeni alle conseguenze del fato
Luglio ’98: Sono ancora io, un po’ a pezzi, un po’ acciaccato, molto confuso, ma sono ancora io, mi riconosco (sic).
Agosto ’98: C’ è qualcuno che sta ridipingendo la mia stanza, uno che mi somiglia, mi sembra. C’è qualcuno che un po’ si, mi somiglia, ma non così tanto, che sta cercando di lasciarsi alle spalle la MIA vita. Sono io? Credo di si, ma non sono più quello di prima.
Cosa è successo? Non lo so di preciso, di certo mi ricordo che una sera arrivo a casa con questo cd, lo scarto, lo inserisco nel lettore, play e… lacrime, e play ancora, e ancora. Forse non è il suo disco migliore in assoluto, di sicuro quello a cui sono più affezionato, perché il primo ad avermi parlato, in un’estate troppo importante per me.



Strange Feelin’
Bastano tre secondi e si è già in un altro mondo, infinitamente migliore di questo; contrabbasso, chitarre, percussioni, vibrafono: il giro è quello di All Blues di Miles Davis. Mai sentito un suono così caldo. Poi la voce, quella voce, mai sentita prima e mai più trovata dopo di lui: bel modo di farsi cambiare la vita, in una sera d’estate.

Buzzin’ Fly
One, two, three, four: esplode la gioia, ma è una gioia trattenuta, ancorata a terra da una voce che ha dimenticato la leggerezza un po’ frivola degli esordi. Ora quella voce è tutta qui, tra stomaco e cervello, in cerca di una via di fuga per le stelle.

Love from Room 109 At The Islander (On the Pacific Coast Highway)
Canzone monumentale, suite in due movimenti sull’amore e la disperazione. Il fascino è accresciuto dal particolare effetto udibile in sottofondo: dopo aver inciso la versione definitiva, Tim si accorge che il tecnico del suono ha combinato qualche casino: per tutto il pezzo si sente un fastidioso fruscio. Si decide così di inserire dietro gli strumenti lo sciabordio delle onde sulla spiaggia. La mia stanza si è trasformata per sempre nella room 109.

Dream Letter
Questo pezzo mi ha ossessionato per mesi: ne devo aver scritto il testo dappertutto, ovunque mi trovassi, su qualsiasi superficie avessi a portata di mano. Una lettera vergata in sogno con parole pesanti, una confessione sincera e disillusa declamata drammaticamente su un contrabbasso suonato con l’archetto. E poi un momento di infinita tenerezza per un figlio abbandonato (sic…) e da subito caricato di responsabilità troppo grandi.

Gipsy Woman
Per penetrare a fondo questo sabba delirante, bisogna lasciare in un angolo la propria sfera razionale: qui dentro tutto è fisico, animalesco, irrefrenabile. E facile immaginarsi Tim così come lo ha descritto il chitarrista Lee Underwood, un demone che danza nel suo cerchio di fuoco.

Sing a Song for You
Dopo tanta furia drogata, un’oasi di quiete, madrigale angelico quasi mai citato (a mio parere a colpevolmente) tra le migliori canzoni di Buckley. Bellissima

Etichette:

 
   





© 2006 L'isola di niente... | Blogger Templates by Gecko & Fly.
No part of the content or the blog may be reproduced without prior written permission.
Learn how to Make Money Online at GeckoandFly