Piatti rotti
L’altro giorno me ne stavo lì seduto su uno scoglio, imbacuccato in una coperta, ascoltando Fabrizio De Andrè e pensando a i piatti rotti.
Nella vita reale marito e moglie si lasciano (incompatibilità? Un'altra donna? Un altro uomo? Un cavallo? Noia? Come un vuoto di senso? Tutto può essere...). Scazzi, insulti, piatti rotti, carte bollate, soldi e finisce lì, tra una domenica con la bambina e un assegno in ritardo.
Se sei la moglie di un cantautore (o il marito di una cantautrice), invece, allora c’è la possibilità che tu non abbia scampo, e le cose potrebbero mettersi molto male, per te.
Perché lui, il tempo di metabolizzare, diciamo sei mesi, e ci fa una canzone. E non ha peli sulla lingua perché, tanto, non ha niente da perdere. Ora che la incide, ora che viene pubblicata, ora che diventa famosa passano, diciamo, due anni dalla separazione. Due anni sono un periodo ragionevole perché tu, nel frattempo possa ricominciare una vita tua, nuova, magari accanto a qualcun altro, ed ecco che all’improvviso esce quella canzone e tutti, amici, parenti, conoscenti, pure qualche passante, sanno benissimo che quella (o quello) sei tu. Una cosa intima e personalissima adesso fa bella mostra di sé tra i versi spietati di lui, e sai benissimo che tutti i suoi fan sono dalla sua parte, lo capiscono; cazzo, cantano ai concerti la fine del vostro amore, migliaia di persone che ti danno gratuitamente della puttana!
Poi lui, che è artista e piace ai giovani, si mette con una che ha un paio d'anni in meno di vostra figlia e ne canta le doti erotiche...
Insomma non è facile essere “ex” di qualche cantautore, soprattutto se questi è uno davvero bravo (come cantautore, almeno).
A questo pensavo, l’altro giorno, mentre ascoltavo questa canzone di De Andrè. A questo e a quello che deve aver provato la sua ex moglie Puny.
Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta
non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre"
nell'ipocrisia dei "mai"
non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.
E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pensarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,
digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani
dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l'amore
alle carenze dell'amore
era facile ormai
non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.
Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,
ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi
sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.
Ma senza che gli altri non ne sappiano niente
dimmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l'amore per amore
o per avercelo garantito,
andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro senza
chiederti come mai,
continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.

Nella vita reale marito e moglie si lasciano (incompatibilità? Un'altra donna? Un altro uomo? Un cavallo? Noia? Come un vuoto di senso? Tutto può essere...). Scazzi, insulti, piatti rotti, carte bollate, soldi e finisce lì, tra una domenica con la bambina e un assegno in ritardo.
Se sei la moglie di un cantautore (o il marito di una cantautrice), invece, allora c’è la possibilità che tu non abbia scampo, e le cose potrebbero mettersi molto male, per te.
Perché lui, il tempo di metabolizzare, diciamo sei mesi, e ci fa una canzone. E non ha peli sulla lingua perché, tanto, non ha niente da perdere. Ora che la incide, ora che viene pubblicata, ora che diventa famosa passano, diciamo, due anni dalla separazione. Due anni sono un periodo ragionevole perché tu, nel frattempo possa ricominciare una vita tua, nuova, magari accanto a qualcun altro, ed ecco che all’improvviso esce quella canzone e tutti, amici, parenti, conoscenti, pure qualche passante, sanno benissimo che quella (o quello) sei tu. Una cosa intima e personalissima adesso fa bella mostra di sé tra i versi spietati di lui, e sai benissimo che tutti i suoi fan sono dalla sua parte, lo capiscono; cazzo, cantano ai concerti la fine del vostro amore, migliaia di persone che ti danno gratuitamente della puttana!
Poi lui, che è artista e piace ai giovani, si mette con una che ha un paio d'anni in meno di vostra figlia e ne canta le doti erotiche...
Insomma non è facile essere “ex” di qualche cantautore, soprattutto se questi è uno davvero bravo (come cantautore, almeno).
A questo pensavo, l’altro giorno, mentre ascoltavo questa canzone di De Andrè. A questo e a quello che deve aver provato la sua ex moglie Puny.
Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta
non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre"
nell'ipocrisia dei "mai"
non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.
E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pensarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,
digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani
dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l'amore
alle carenze dell'amore
era facile ormai
non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.
Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,
ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi
sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.
Ma senza che gli altri non ne sappiano niente
dimmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l'amore per amore
o per avercelo garantito,
andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro senza
chiederti come mai,
continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.

Etichette: Hang the deejay, L'isola, pop kills your soul

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