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lunedì, ottobre 15, 2007
XI) In America i taxi si chiamano alzando un dito verso l'infinito. Nonostante siano guidati da un uomo orrendo e maleodorante che ha riempito la macchina di ninnoli superstiziosi è, in realtà, un filosofo mancato che vi costringerà a rivedere TUTTA la vostra vita con una semplice frase, pronunziata, generalmente, mentre state pagando ("Amico, la vita non dà il resto"). Questo a meno che voi non siate un killer bianco e allora lui è un nero con la mamma malata per fare pendant. Naturalmente in Italia, cercando un taxi così c'è il serio rischio che l'autiere inchiodi e scenda di colpo per finirti con un colpo di mazza in faccia. XII) In America non esistono ristoranti medi. Ci sono solo posti incredibilmente chic dove si va in rigoroso abito da sera (che lei possiede anche se è un'umile segretaria sottopagata e vessata), serviti e riveriti di tutto punto. È lì che succederà qualcosa di terribilmente imbarazzante per il protagonista maschile (lei si alza, lo schiaffeggia sonoramente, gli restituisce qualcosa e se ne va sculettando fighissima), o per tutti e due (assalto di banditi armati scopo rapina. Se sono neri anche stupro. Se sono "dell'Est" stupro e poi ci scappa il morto). XIII) In America non esistono posti medi. Ci sono solo orribili tavole calde che hanno tutte lo stesso arredamento. Esse sono di pianta ellittica con il banco nel mezzo (a forma di ovale ma se ne vede sempre e solo metà) con tavoli lunghi e panche disposte a corolla di fiore attorno. Il caffè si beve diluito in cuccume che vengono lavate sporadicamente fra un film e l'altro. Alle spalle della cameriera (quarant'anni, capelli di un arancione inesistente in natura, troppo rossetto, cicca, esattamente come le suore o è troppo magra o è un po' sformata, si vede che nasconde un torbido passato), che si chiama o Doris o Dolores se siamo in California, c'è un tizio polacco con le braccia pelosissime che schiaccia hamburger su una piastra con la caratteristica paletta. XIV) In America ci sono 812 stazioni di polizia per ogni strada di ogni città MA per risolvere un caso veramente tosto bisogna affidarsi alla voglia di riscatto di un vendicatore solitario. La parte più interessante è che costui può introdursi in un luogo circondato da TUTTE le uniformi possibili in assetto da guerra, dapprima indisturbato, poi, dopo che un comandante ottuso lo ha fatto riportare indietro ("Tu resti qui, capito?" indicando il pavimento dell'ufficio mobile che qui col cazzo che ce l'abbiamo, con tutti i marchingegni...), con il benestare della polizia ("Va bene, fatelo passare!" applausi del pubblico CHE SA CHI È, scambio di sguardi beffardo con l'ottuso di prima che, a un certo punto, lo punta con l'indice stringendo gli occhi "non finisce qui"). Una volta dentro demolisce TUTTE le suppellettili, tutti i computer, i vetri, i lampadari, i tappeti, i muri, le fondamenta, il tetto e massacra, da solo, almeno 20 persone con obici del 72 prima dello scontro finale con il cattivone (a cui viene garantita una morte perlomeno coreografica) dal quale esce, faticosamente, trionfante. E SE NE VA! Nessuno gli chiede un cazzo (vabbé, c'è lei che gli corre incontro e lo abbraccia piangendo e baciandogli punti strani le sopracciglia, il bicipite, uno spigolo del mento volitivo), nessuno paga i danni. A un certo punto la SWAT ha fatto irruzione scendendo dal tetto con i caratteristici caschi e facendo il caratteristico "HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! HOP! " XV) In America non esistono normali catene di benzinai, con le pompe perfettamente inserite nel paesaggio urbano oppure piccoli ipermercati lungo l'autostrada (ché questo sono, comunque, gli Autogrill). Esistono solo posti fetidi, dimenticati dall'universo che non si capisce di cosa campino. Sono abitati da un vecchio rincoglionito, la moglie sdentata che è armata ("attenti, la vecchia ha un fucile") e un figlio ritardato, che ha sempre una salopette, la camicia a scacchi come John Fogerty e il cappellino da baseball rosso con la visiera all'indietro, non fuma ma tormenta uno stuzzicadenti, ha la barba di due giorni SEMPRE. Poi, da qualche parte, anche quando non si vede, c'è una cugina porca e strafiga che vuole solo essere salvata da quel posto. XVI) Siccome la strada è espressa in miglia, la benzina è espressa in galloni, così si legge "El Paso, 128 miles" e la traduzione dice "Mancano 205 chilometri", poi fa benzina e sulla pompa si legge "10 gallons" e lui si chiede "Basteranno 37 litri"? E il pubblico pensa: perdiana, un uomo così rapido nelle equivalenze non può essere malvagio. XVII) La squadra d'assalto dei vecchi film di guerra è composta da O'Malley, Smith, Thompson (un nero), Ciuenlài, Rodriguez, Lemarque, Svaroski e... ho dimenticato qualcuno? Ah, sì, vieni pure tu Poretti. ("Ma ha solo 16 anni!" Lacrime di madre calabrese, con il velo nero e la parlata stentatissima pure se stanno in America da tre generazioni. Si capisce che puzza molto). XVIII) A un certo punto, quando il giuoco si fa duro, il vecchio sergente burbero ma bonario si volta verso la recluta (il povero Poretti) e gli chiede "Hai paura? Non te ne devi vergognare. Anch'io - pausa - una volta - pausa - ho avuto - pausa, balbettìo come Fonzie quando non riesce a dire "mi dispiace" - ppp... paura. Sì, io: ti sorprende?" Segue aneddoto di quella volta che... FLASHBACK e gli ultimi avevano ancora le loro stesse unghie conficcate nelle gengive. Bastardi... Per questo ODIO tutti questi maledetti musi gialli. No, tutti tranne te, piccolo Ciuenlài... XIX) In America gli infermieri sono medici specializzati, i medici specializzati sono stronzi, ottusi e pensano solo al golf. XX) In America i neri sono ricchi, integrati, sposati a donne (nere) bellissime, hanno 8 figli (si sa che 'sti qua pensano solo a quello) e fanno professioni redditizie. Oppure sono emarginati che bevono una cosa bianchiccia da una bottiglia di plastica che vive in un sacchetto di carta marrone, delinquenti di piccolo cabotaggio, pronti al riscatto, innamorati di un irraggiungibile. Oppure, terza e ultima soluzione, lavorano nei film di Spike Lee interpretando l'uno o l'altro ruolo. Pare non esistano neri che hanno una pompa di benzina nel deserto (probabilmente li ammazzano) o gestiscano ristoranti chic (li infilzano) e se si tratta di stare fuori da un grosso palazzo con dentro i cattivi loro negoziano e non ammazzano che si sa che sti qua dicono dicono ma poi si cagano sempre sotto...

martedì, ottobre 09, 2007
dopo una vita spesa a guardare in tv film e telefilm a stelle e striscie:
I) Uomo o donna che tu sia, se arrivati alla fine dei corsi nessuno ti invita al ballo del diploma faresti meglio a suicidarti: non avrai mai una vita sessuale e sarai sempre dileggiato dalla massa che vorresti compiacere.
II) Le prime fidanzatine si chiamano Mary Jane, Peggy Sue, Polly Jeane, Emmy Lou.
III) Gli uomini del Sud hanno tutti Lee come secondo nome (per dire, se nasci nel New Jersey ti chiami Jerry Lewis, se, invece, nasci in Louisiana ti chiami Jerry Lee Lewis).
IV) A scuola c'è sempre un bullo che ti scherza ma tu, dopo avere subito per un po' e avere mentito (orrore) ai professori e ai genitori troverai il coraggio di denunziarlo. Poi diventerete migliori amici e mai, neanche negli anni successivi, lui cercherà di aprirti il cranio con lo stecco di un mottarello.
V) Due uomini vicini di casa (o colleghi di lavoro) non si sopportano e, in una scena precedente, arrivano quasi alle mani, separati a stento. Ma bloccati in un ascensore / nel caveau di una banca / in una cantina impareranno a conoscersi e a rispettarsi appianando le rispettive divergenze. L'amicizia, in genere, scocca quando uno dei due estrae dal portafoglio le foto dei suoi diciassette figli. Pacche sulle spalle, sorrisi maturi.
VI) È importantissimo, anche a livello di riscatto sociale di razze che non avranno mai un cazzo dall'America, riuscire a preparare un buon saggio di danza di fine anno, rompendo le palle a tutta l'accademia perché in quei tre minuti c'è assolutamente bisogno di esprimersi proponendo L'UNICO fottuto genere musicale non ammesso (se, per assurdo, si potesse fare il metal direbbero che vogliono danzare sul canto gregoriano pur di litigare con un preside odioso che indossa un evidente parrucchino, un uomo adulto e responsabile che, in genere, viene messo in scacco da una grande verità - "Non siamo tutti soli" "Lei si crede importante ma sa che non è vero" "Il parmigiano nel pesto lo rovina" - buttata lì dalla ragazzina ribelle che se ne va e lui rimane solo con le mani giunte sulla cattedra e, in capo a due scene, si rimangia tutto quello che aveva detto fino a quel momento)
VII) TUTTI hanno cinque amici che incontrano, tutte le sere, nel medesimo bar dove tutti parlano dei cazzi propri con dialoghi surreali perché, se tutto fosse vero, loro si conoscono da anni e basta uno sguardo per intendersi ma lo spettatore no, quindi la tua amica per la pelle esclama "È vero, sono anni che dici che vorresti fare l'insegnante di aerobica"!
VIII) I cinque amici sono: un ragazzo estroso, anche troppo che è, in realtà, un debole con problemi familiari alle spalle / l'amica per la pelle, capelli di uno strano colore marroncino, non troppo bella, non ha fortuna con gli uomini / una nera o portoricana che, alla faccia degli stereotipi, è culonissima e pensa solo a mangiare cake / un gay atletico che fa una professione da gay (ballerino, commesso in un negozio di fiori / stilista / assistente di uno stilista) e che subirà un gravissimo sopruso che porterà l'amico numero uno ad abbracciarlo teneramente mentre piange rannicchiato in posizione fetale per poi subito mettersi a scherzare che non è mica una checca / una stronza o uno stronzo (il sesso è intercambiabile) devastante che, poi, si dimostra essere il più comprensivo/a di tutti/i
IX) Gli italiani sono tutti mafiosi (eh beh) ma soprattutto hanno cognomi che in Italia non esistono: Balboa, Rambo, COBRETTI, Sollozzo, Tessio, Fonzarelli, eccetera.
X) In qualsiasi modo il protagonista approcci la protagonista (non si può sbagliare: lei è il secondo nome in cartellone), fosse anche urtandola, sbattendola a terra, prendendola a calci nello stomaco, urlandole "Brutta zoccola di merda", ci finirà a letto entro due inquadrature legandola a sé di un amore un po' morboso ma indissolubile.

Visto che siamo autoreferenziali:
Non è vero che "le donne amano di più e più spesso": le donne amano molto raramente come gli uomini, solo che chiamano amore anche la lussuria.
Gli uomini di norma hanno voglia di scopare (come le donne): i maschi che non ci riescono, si illudono di avere un qualcosa di più, o peggio, di volere qualcosa in più.
L'amore, dicevo, è raro in entrambi i sessi: il modo maschile di amare è infinitamente più tenero, mentre le donne sono per natura spietate. Un misto di cavalleria e di femminismo ha consolidato l'idea che questo significa che gli uomini sono fessi e le donne astute: è una gran palla. Del resto gli uomini (che anche per questo vengono detti fessi), dopo l'infanzia, conservano in media un numero maggiore di interessi e passatempi rispetto alle donne, che invece dalla prima media o giù di lì perdono pressoché qualunque interesse che sia diverso dagli uomini. Anche questo viene catalogato sotto stupidità maschile/astuzia femminile, ma pensare continuamente a scopà e nient'altro (cosa che stanno velatamente o meno facendo tutte le donne ogni volta che si comprano una scarpa o una mutanda o un rossetto) è avvilente, abbrutente, animale.
In generale, comunque, non c'è speranza per nessuno, solo caso.
I laureati sono in maggioranza degli idioti che credono di essere colti ma in realtà sanno solo due o tre cose.
I non laureati sono in maggioranza degli idioti che credono che la cultura non serva e sanno due o tre cose in meno.
Il lavoro, la fatica, la sofferenza, la fame, la povertà non nobilitano l'uomo, ma lo abbrutiscono.
L'ozio e l'agiatezza sono il massimo della virtù e della vita stessa. Quelle concezioni lì sono contentini che noi poveri mortali ci diamo, piccole pacche sulle nostre curve schiene di lavoratori. Io adoro l'ozio, quando posso non fare un cazzo di niente, leggere quello che mi pare, ascoltare dieci milioni di dischi, mangiare e lasciarmi sprofondare nel sonno senza manco arrivare al letto, sono vicino alla condizione di Uomo-Sole.
La fortuna conta più del talento.
Quando il talento viene premiato, è un caso, dunque è fortuna anche in quel caso.
Per ora non ho altre verità inconfutabili.

venerdì, settembre 28, 2007
Recentemente si è sviluppata una polemica tra Aldo Agroppi e Roberto Mancini. In sostanza Agroppi ha detto in diretta tv quello che un po' tutti pensiamo (e che corrisponde sostanzialmente a verità), e cioè che Mancini è un allenatore incredibimente sopravvalutato, che non merita di guadagnare 5 milioni all'anno e che lo scorso campionato l'Inter lo avrebbe vinto anche con Bedi Moratti in Panchina. Il Mancio, dal canto suo, avrebbe avuto mille modi per uscirne alla grande, da signore; sarebbe bastato un sorrisetto e un silenzio, per non dar peso a uno che è solito a sparare cazzate, e invece si è premurato di confermare l'assioma secondo cui non sempre chi è tanto grande dentro il campo lo è altrettanto al di fuori, rispondendo piu' o meno cosi': Agroppi è un poveraccio invidioso che non ha mai vinto un cazzo e spara sentenze in tv perchè è l'unica cosa che sa fare. Ora, è piu' che possibile che Agroppi fosse spinto da un tantino di invidia, verso la persona che sente essere piu' o meno la sua antitesi (Definizione di Agroppi: polmoni, cuore, ruffianeria e conclamata incapacità ad allenare; Definizione di Mancini: classe, talento, spocchiosa arroganza e un immeritatissimo culo), ma aveva sostanzialmente ragione, e quindi se ne esce con una lettera aperta che ancora una volta esprime un unico concetto di fondo dalla lapalissiana cristallinità piu' o meno riassumibile in "Mancini sei un raccomandato". Il problema è che sembra scritta da un tredicenne obnubilato dall'invidia verso il compagno di classe "bello, bravo a pallone, che si chiava le ragazzine, e che non viene mai bocciato perche piace ai professori" Se Agroppi fosse stato Cyrano, o se solo lo avesse avuto a fianco, nascosto dalla siepe e la penombra, avrebbe distrutto il suo concorrente e fatto capitolare ogni dama, parlando piu' o meno cosi':E sempre sospirare, pregare a mani tese: - Pur che il mio nome appaia nel Mercurio francese?
No, grazie! Calcolare, tremar tutta la vita,
far più tosto una visita che una strofa tornita, servir suppliche, farsi qua e là presentare? …Grazie, no! grazie no! grazie no! Ma… cantare,
sognar sereno e gaio, libero, indipendente, aver l’occhio sicuro e la voce possente,
mettersi quando piaccia il feltro di traverso, per un sì, per un no, battersi o fare un verso!
Lavorar senza cura di gloria o di fortuna,a qual sia più gradito viaggio, nella luna! Nulla che sia farina d’altri scrivere, e poi
modestamente dirsi; ragazzo mio, tu puoi tenerti pago al frutto, pago al fiore, alla foglia
pur che nel tuo giardino, nel tuo, tu li raccolga! Poi, se venga il trionfo, per fortuna o per arte,
non dover darne a Cesare la più piccola parte, aver tutta la palma della meta compita,
e, disdegnando d’esser l’edera parassita, pur non la quercia essendo, o il gran tiglio fronzuto
salir anche non alto, ma salir senza aiuto!
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mercoledì, agosto 08, 2007
C’ è bisogno che spieghi chi sono I Dream Syndicate? Forse. Ho voglia di spiegarlo? Di sicuro no. Pero’ oggi mi regalano le parole che non trovo, e le chitarre, e la rabbia giusta. Ieri c’era il sole e un cielo magnifico. Cosi’, almeno, guardano fuori da me stesso potevo pensare di essere io quello sbagliato. Oggi solo nubi, fuori e dentro. E nessun dubbio. Per cui “ogni nube ha un vestito d’argento Ogni brutto momento ha una risposta, lo so Ma nel mio cuore non ci sono luci scintillanti Solo vuoto e un alone pallido Sta piovendo sul lato che non mostrero’ mai”  Doctor, can't you see that I'm trying the explanation just hasn't been found doctor, no one knows when I'm frying I slam the door when the feeling comes round and every cloud has a silver lining every down has an answer I know but in my heart there's no light shining just emptyness and faded glow raining down on the side I'll never show Doctor, it's the hardest season I said wait for the down and let go doctor, without the slightest reason I've become a man that I don't want to know and every cloud has a silver lining every down has an answer I know but in my heart there's no light shining just emptyness and faded glow raining down on the side I'll never show yeah every cloud has a silver lining every down has an answer I know but in my heart there's no light shining just emptyness and faded glow raining down on the side I'll never show Doctor, I believe that I heard calling down from beyond the flood doctor, in my heart there was murder there wasn't no body and there wasn't no glood and every cloud has a silver lining every down has an answer I know but in my heart there's no light shining that's a side I'll never show that's a side that I never, never, never, never show Etichette: blue melody, Hang the deejay

venerdì, novembre 10, 2006
Scaruffi (un losco figuro su cui un giorno o l’altro mi dovro’ dilungare), Vasco, Mario Luzzato Fegiz, Mollica, San Remo, gli stronzi delle suonerie? Sebbene nutra un fastidio epidermico per il Vasco nazionale e consideri Scaruffi un cialtrone, è INDUBBIAMENTE più dannoso MLF (e ci metterei anche Mollicone) che disinforma su vasta scala, su base quotidiana scrivendo stronzate, inesattezze, pressapochismi e vere e proprie menzogne pressoché su tutto. Che poi la tv generalista ci mette del suo e in questo NULLA batte Costume y società del Tg2.Oggi, servizio sul dilagante ritorno degli anni Ottanta nella moda (servizio, peraltro, già mandato in onda qualche mese fa, solo all'interno del Tg). Ora, a parte il fatto che gli anni Ottanta son durati, abbastanza ovviamente, dieci anni e che quello che si portava nel 1981 non è quello che si portava (ascoltava, pettinava) nel 1989, due peerle sono state fantastiche.Inquadratura sui Duran Duran e stacco sui Righeira, voce della giornalista (in un sussulto di tautologia assoluta, ovvero affermare una cosa e smentirla con l'arma della smentita): "Considerati un periodo buio per la musica, gli anni Ottanta con quelle sonorità un po' country, un po' new wave, riservano, invece, più di una sorpresa".Non commento. Commento invece il passaggio successivo: inquadratura su Glenn Frey che canta Hotel California (classico inno anni Ottanta), voce fuori campo: "E chi furoreggiava in quegli anni, come gli Eagles, si sta apprestando a tornare". Ora, a parte che gli Eagles hanno inciso l'ultimo disco nel 1979, che il loro brano più celebre è di 10 anni prima, che si sono riuniti da dieci anni e il fatto che (per fortuna) non siano ancora riusciti a pubblicare un disco di nuovo materiale nulla toglie al fatto che siano una band viva e vegeta(le)...Ma dico: fai un servizio del genere sul calcio, dì "Quando Platini guidò l'Inter allo scudetto nel 1980. Il campione belga adesso si appresta a rivestire un ruolo di prestigio nel calcio". Dillo PUTTANA e vedi che accade.Nella musica no, vale tutto. Fanculo. Fanculo. Etichette: pop kills your soul

La cosa che mi fa più incazzare è che, pur non avendo mai comprato un suo album, conosco tutte (I mean: tutte) le canzoni di Vasco. Non c'è verso: andavo a studiare a casa dei miei compagni e in sottofondo c'era Vasco, frequenti una ragazza e lei ascolta sempre Vasco (e ti chiede se la porti al concerto di Vasco), fai zapping radiofonico e capiti su un pezzo di Vasco, fai zapping televisivo e capiti su un pezzo di Vasco, vai in un locale e suonano un pezzo di Vasco, se c'è musica diffusa passano un pezzo di Vasco, i miei colleghi ascoltano Vasco, sali sulla macchina di un amico e ha una cassetta di Vasco (in genere registrata alla cazzo da vinile grattugiato dai troppi ascolti quasi completamente smagnetizzata) e tu sei l'unico a non cantare le canzoni di Vasco in coro al contrario di tutti gli altri passeggeri dell'auto.Per curiosità ho dato una scorsa a una discografia e mi sono reso conto che non c'è una singola canzone di Vasco che non abbia sentito almeno una volta. Eporcocazzo! L'insostenibile decalogo del vascomane (cioè, credo, di circa 30 milioni di italiani)1) I testi di Vasco sono bellissimi (con perle tipo "sembra che mi conosca") 2) Maurizio Solieri è il più grande chitarrista del quadrante Alfa dell'universo 3) Il più bel disco di sempre è un disco di Vasco 4) Il più bel disco di Vasco è un disco qualsiasi di Vasco 5) Vasco non è vero che è/era un drogato (detto soprattutto da chi sputa sui tossici e vede in loro una terribile minaccia sociale senza nessuna pietà) 6) Vasco è il più grande animale da palcoscenico del quadrante Alfa (corollario: "cioè, chi è capace di riempire San Siro così, dai") 7) Il più bel concerto della storia è tutti i concerti di Vasco 8) Vasco mi piace perché è l'unico che è sincero 9) Vasco è bello (lo riscrivo: Vasco è bello. I mean: fisicamente...) 10) Generale l'ha scritta Vasco Aggiungo che Vasco è uno dei concorrenti principali all'immiserimento culturale del nostro simpatico paese.Voglio sottolineare che la simpatia insita nell'ironico verso "è andata a casa con il negro la troia" testimonia che siamo tutti razzisti e sessisti, in fondo in fondo, perché non conosco nessuno che si sia scandalizzato per questa cosa perché se non ci si ride sopra non si è capita la poesia di Vasco. Allo stesso modo uno che canta shalalalalalalà fammi godere NON È, come si potrebbe banalmente pensare, un coglione, bensì un raro spaccato di poesia metropolitana contemporanea.Vasco è una trasgressione, evidentemente, comodissima, all'Italiana. Dà un'immagine del rock che svilisce il rock stesso. Dà un'immagine della trasgressione che fa sembrare l'opposizione al sistema una ragazzata che dopo passa, una stronzata inutile, una malattia infantile come il morbillo o la pertosse.Vasco è, contemporaneamente, il male, il peggio e pure qualche gradino più sotto.Poi, mi rivolgo a chi ha meno di 25 anni, non so voi, ma, personalmente, vedere un adulto responsabile conciato così, parodia del rocker, di se stesso e anche di essere umano, è assolutamente deprimente. Ozzy è un mylord al confronto, Iggy un allievo di Byron Poi mi dicono: Guarda che Vasco, all’inizio, era l’unico in Italia a parlare di certe cose, a fare rock, a trattare certi temi… solo perchè tu nell'81 non ti facevi le pere, non avevi gli stivaletti scamosciati, la Diane con l'adesivo dei due frikkettoni con scritto "siamo fatti" e non andavi al ballare alla Mecca (locale in provincia di forlì) la musica afro messa su da dj con nomi come TBC, Spranga, l'ebreo e mozart (?!) Scusate, seriamente.Che all'inizio Vasco fosse più "serio" di quanto non sia diventato te ve do tutto l'atto che volete. Però anche I fichissimi è lo spaccato di un'epoca e questo non ne fa un grande film. Era la colonna sonora orribile di un periodo orribile: no, io non salvo nulla, neanche le prime cose, non salvo il personaggio, sculo il musicista (che tanto non è), disprezzo il cantante (che tanto non è), salvo... salvo solo un pezzo, che è Jenny è pazza, e perché lo salvo?... Non lo so, ma tant’è. Etichette: pop kills your soul, unchained

Torno dopo quasi nove mesi, e non so perchè. Del resto non so nemmeno perchè me ne fossi andato. L'isola ha passato dei brutti momenti, cupi e minacciosi. Ma oggi c'è il sole, e tutto mi sembra meno cupo e minaccioso. Non so se durerà e quanto, ma ne approfitto. Etichette: blue melody, L'isola

venerdì, novembre 03, 2006

martedì, febbraio 28, 2006
Postilla dell'autore a "gli ultimi giorni di Pompeo"Cari Voi che mi avete seguito sin qui. Cosi' finisce l'ultima puntata di Pompeo e, presumo, anche un lungo capitolo della mia vita. Questi s'era aperto "fumettisticamente" nel settantasette con Pentothal (del quale Pompeo e', forse, l'alter ego invecchiato), e, tra alti e bassi chiude adesso, nove anni dopo. Anni che, come si dice, sono "volati". In questi anni ho scoperto diverse cosucce. Intanto di non essere un genio. Perche' si', lo confesso, da ragazzo ci speravo. Invece no, sono un fesso qualsiasi. Pero', c'e' sempre un pero', e' vero, sono un disegnatore eclettico. Un disegnatore ecletto-sfaticato. Poi ho scoperto di non essere attendibile, e di non essere tante altre cose, deficenze a volte gravi delle quali chiedo a qualcuno di perdonarmi. [...] Ora che vivo in campagna come un cretino non sono piu' depresso e quindi saluto volentieri gli amici che mi rimastono qua e la' nelle citta'. Le amiche soprattutto. Di me, volendo, si puo' dire tutto il male che si vuole, pero' tante di quelle cose non sono vere. Capisco viceversa la delusione di qualcuno quando si e' accorto che il fumettaro per cui tifava altri non era che il fesso di cui sopra. Ora, naturalmente, che sono fesso me lo posso dire io da solo, perche' sono sempre in grado di stracciare il novanta per cento dei vostri. Pero' (di pero' ce ne possono essere i pacchi), non ho mai pensato al soldo, mentre disegnavo, casomai subito prima, o subito dopo, mai durante. Voglio dire che alla fine ho sempre fatto quel che ho voluto, senza badare acche' 'ste cose si potessero rivendere di su o di giu'. Ora che vivo in campagna i ragazzi di qui mi chiamano "vecchio paz" e, faccio per dire, ho ventinove anni.Così scriveva Andrea Pazienza in calce all’ultima parte della sua opera più dolorosa e autobiografica, quel Pompeo che credo possa essere annoverato tra i grandi classici della letteratura di formazione italiana. Questo è un mio parere, che non troverà mi posto su alcun libro di testo, su alcuna “Storia della letteratura”. Così come mai troveranno posto le sue storie tra i “classici del fumetto” di Repubblica, e il perché lo sa bene chiunque si sia mai imbattuto nelle sue tavole. Andrea Pazienza è morto nel 1988, due anni dopo aver scritto le righe di cui sopra, e che a volerci leggere in mezzo, sono una sorta di piccolo testamento, più serio che faceto. Vita strana, la sua, da genio autentico, da Mozart del pennello prima e del pennarello poi, vita che si mescola all’arte e al dolore, e da esse è inscindibile, legata stretta con filo di spine e miele. La sua prima cosa che mi portai a casa fu “Le straordinarie avventure di Pentothal”, opera prima da non crederci, saggio di bravura che ha del mostruoso e, per inciso, uno dei modi migliori per fare la conoscenza con quello che è stato il 77 a Bologna. Strano pensarci adesso, ma in quegli anni, quando noi si nasceva, si cominciava a vivere, là (e altrove, anche qui) si cominciava a morire, l’ago nel braccio e lo stantuffo premuto piano, fino in fondo. Pazienza è anche Zanardi, la proiezione del male, della cattiveria fine a se stessa, lo sguardo insostenibile. Per me Pazienza è stato questo, lo svezzamento, la perdita dell’innocenza, la porta aperta su un mondo che è stato ieri ma che qualcuno si ostina a voler cancellare. Con lui ho imparato a guardarmi allo specchio nudo, lui mi ha insegnato il coraggio, mi ha svelato l’abisso, spiegato la paura, ridato la voglia di disegnare, scrivere, amare. Pazienza è il genio, il tratto impossibile, la trovata illuminante, la parola nuda, l’infinita tenerezza, la sincerità lancinante, il nervo scoperto, che pulsa e ti tiene vivo, anche quando i segnali intorno ti dicono che non è così. Ci sono pagine, in Pompeo, che scardinano ogni tua sequenza cognitiva, mandano a puttane ogni percorso di elaborazione, cortocircuitano il cuore. Semplicemente piangi. E ridi. Piangi e ridi e ti dici che niente è perduto e che ce la puoi fare, sempre, per quanto possa essere dura, ce la puoi fare. Pompeo non ce l’ha fatta. E nemmeno Andrea. Anche lui aveva cominciato a morire a pezzi, nel 77, a Bologna, ma poi sembrava esserne uscito, sembrava a posto, sembrava vivo e felice. “Non si esce vivi dagli anni 80” Manuel Agnelli
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